
È passato un po’ di tempo.
E oggi so che non era il cibo.
Ho cercato il colpevole nel piatto.
Ho cercato il nemico nelle etichette.
Ho cercato la colpa nel sistema.
Ma non era il cortisolo, non era il glutine.
Non era il lattosio, non era l’istamina.
Non era nemmeno il nichel…
Non erano i conservanti, i coloranti, la lunga conservazione, la poca freschezza…
Non era l’intestino, né l’acidità, né il gonfiore.
Non era niente di tutto ciò: ero io.
Erano le emozioni che ho ingoiato.
Erano i “No” che ho soffocato.
Erano i confini che non ho tracciato.
Ho scambiato il mio nodo alla gola per reflusso, ho confuso la mia ansia con l’asma e la mia voglia di scappare per un’allergia.
Non ero intollerante al cibo, ero intollerante alla mia vita, intollerante al dover essere sempre “abbastanza”.
Abbastanza buona, abbastanza brava, abbastanza presente.
Abbastanza.
Tanto da non essere chi ero; ingoiavo per non disturbare, lo chiamavo “sintomo” per non chiamarlo “paura”.
Puoi mangiare il cibo più sano e puro del mondo ma se divori rabbia, il tuo corpo prima o poi brucierà.
Se divori silenzio, il tuo corpo esploderà.
Se divori rinuncia, il tuo corpo… si spegnerà.
La mia guarigione non è stata una dieta; è stata una verità.
Non ho tolto lo zucchero.
Ho aggiunto il coraggio.
Oggi, nel mio studio, incontro chi cerca il proprio colpevole nel piatto, esattamente come facevo io.
Li aiuto a smettere di pesare il cibo e ad iniziare a pesare le parole.
Quelle dette e quelle non dette; quelle ascoltate ma… non volute.
Li aiuto a sputare dalla bocca i “Sì” forzati e a masticare, finalmente, la libertà.
Perché la guarigione non avviene quando rinunciamo ad un ingrediente ma quando aggiungiamo una verità.
E allora non cerchiamo più il veleno nell’etichetta, lo cerchiamo nei nostri silenzi, nelle cose taciute.
E quando accade… il nostro corpo smette, finalmente… di gridare
Martina Crepaldi