Eccoci qui, NOI… i RISVEGLIATI!

Non ho mai amato le parole grandi. Termini come “risveglio” o “illuminazione” mi lasciano un sapore strano in bocca, come nuovi abiti cuciti per nutrire l’importanza di chi li indossa.
Eppure eccoci qui, noi i “risvegliati”.
Noi che abbiamo capito tutto.
Noi che abbiamo finalmente svelato la trama occulta.
​Per molto tempo ho creduto che scavare nel fango fosse l’unico modo per non essere complice. Allora mi perdo nel labirinto di Epstein, accumulo prove sull’adrenocromo, do un nome ai burattinai… convinta che accumulare orrori sia una forma di libertà. Ma più capisco i meccanismi della prigione, più ne divento un’inquilina esperta.
Noi i “risvegliati”, noi che studiamo le sbarre per sentirci liberi.
Noi che scoviamo mostri e inganni per sentirci giusti.
​È la trappola della dualità: crediamo di esistere solo se abbiamo un nemico da combattere, una verità da gridare, un “pro” o un “contro” che ci faccia sentire vivi. A volte lo penso ancora…
Noi i “risvegliati”, noi che nutriamo il sistema con la nostra stessa rabbia, noi che non sappiamo stare nudi senza una fazione o un indice puntato.
A volte è il medio.
​Ma il corpo non sa mentire; mentre la mente si eccita collegando i punti tra jet privati e rituali oscuri, il corpo risponde con una nausea sottile, un’ansia che stringe la gola. È la bussola che avverte: “Non è che stai mangiando lo stesso veleno?”
Chi, io?
No… noi “risvegliati” no, noi che beviamo fiele credendo sia medicina, noi che cambiamo cella pensando di uscire dal carcere.
La soluzione non è un nuovo complotto, ma la diserzione assoluta.
Ho smesso di nutrire il minotauro con la mia attenzione, ho smesso di dissetarlo con la mia indignazione. Ho smesso di alimentarlo con la mia paura. Morirà prima o poi?
Non lo so ma… tagliando i fili di quel teatro, il labirinto inizia a sbiadire. E allora sento di essere a “Casa”. Casa non è un mondo migliore, è il silenzio che nessun’arma può scalfire.
Casa è lo spazio dove non serve difendersi, è il luogo dove non serve aver ragione.
Casa è la nostra natura originaria, quella che c’era prima che il mondo ci insegnasse ad aver paura.
A volte sento ancora l’impulso di nutrire il complotto ma non sto più studiando le mura della prigione; sto iniziando a sentire l’aria di fuori. E per quel silenzio sacro e immenso, spalanchero’ la porta. E saremo già tutti lì.

Martina Crepaldi

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