
Oggi voglio condividere una lezione che, a soli dodici anni, mi ha toccato profondamente. In un piccolo laboratorio di ceramica, dove i vasi prendono forma tra le abili dita degli artigiani, appresi qualcosa che scosse la mia mente: il potere delle parole.
Uno di loro aveva appena terminato due vasi identici. Erano entrambi di una terracotta grezza, ma ben modellati, lisci e promettevano di diventare opere d’arte una volta smaltati. Li osservai con attenzione: sembrava non esserci alcuna differenza tra l’uno e l’altro ed entrambi apparivano perfetti.
Prese uno dei vasi e, con un’espressione quasi dolorosa, iniziò a rivolgergli parole cattive.
Non lo ruppe, non lo graffiò. Semplicemente gridava: “Sei brutto, fragile, non servirai a nulla, sei una delusione!”. In quel momento, sentii lo stomaco contorcersi, pur sapendo che si trattava di un oggetto inanimato.
L’altro vaso, invece, venne trattato con una delicatezza commovente: “Sei magnifico, sarai forte, porterai gioia a chi ti userà, un vero capolavoro”. Quelle parole
erano davvero carezze avvolgenti.
Dopo aver “parlato” con entrambi i vasi, l’artigiano mi invitò a toccarli. Il primo, quello a cui erano state rivolte parole crudeli, era stranamente freddo al tatto, quasi ritirato. L’altro, il vaso riempito di lodi, pareva emanare un calore inaspettato, una sorta di vitalità.
Ma la sorpresa arrivò qualche istante dopo: la cottura nel forno avrebbe rivelato la loro vera forza e resistenza.
Quando li estrasse, il vaso a cui erano state dette parole gentili appariva solido, impeccabile, il colore della sua terracotta uniforme e vibrante, pronto a contenere qualunque cosa gli si volesse affidare.
Il vaso “insultato”, invece, era pieno di piccole crepe, impercettibili a prima vista, ma che lo rendevano fragile. In alcuni punti, la superficie si era scheggiata, rivelando una debolezza intrinseca.
Non so come ma… a differenza dell’altro, non era riuscito a sopportare la pressione del forno.
Guardai attonita l’artigiano. “Vedi bambina? Le parole sono invisibili ma penetranti. Possono rafforzare o indebolire e, a volte, non lasciano alcun segno profondo in superficie.”
In quel momento rabbrividii.
Cercai, crescendo, di non dimenticare quella lezione. Avevo compreso che le parole non lasciano lividi sulla pelle, non rompono le ossa, ma possono incidere solchi nell’anima, indebolendoci dall’interno. Ogni parola pronunciata è un mattone che costruisce edifici o una pietra che distrugge; per questo ho imparato ad usare la voce per elevare, incoraggiare e sostenere.
E nel tempo si è intrisa di speranza, di delicatezza, di vicinanza; perché se le parole riescono a rompere persino la creta… allora possono anche ricucire un cuore.
Martina Crepaldi