
Oggi mi è capitato di leggere una storia sul web, tra le righe ci percepivo la fine di un amore, l’impatto con il lutto.
E lo riconosco… ![]()
Mi sono ritrovata a camminare sul ponte della ferrovia che attraversa l’Adige, con la testa immersa nei ricordi di quante volte, in passato, ho vissuto lo stesso uragano emotivo.
Pensavo alle relazioni che si sono spezzate lungo la mia strada prima che arrivassi qui, seduta al tavolo imbandito della mia vita di oggi.
Pensavo a quanto sia straziante il dolore di una storia che finisce: la persona è ancora viva da qualche parte, ma… non è più viva nella tua storia.
È così strano…
Restare lì con le tasche piene di anni condivisi, di promesse reciproche, di ‘ti Amo’ detti o non detti, di pezzi di “noi due” sbriciolati lungo il cammino.
Ho sospirato e guardato giù. In basso.
E tra le maglie della griglia di ferro c’era qualcosa, un pipistrello, così piccolo, a testa in giù.
Pensavo fosse rimasto incastrato ma nel toccarlo per liberarlo mi sono accorta che era morto.
Ma il fiume sotto non smetteva di scorrere.
Il mondo attorno continuava a girare, i treni passano, la gente vive.
Tu invece, come il pipistrello, alla fine di una storia, rimani tramortito tra la struttura fredda di quello che avevi costruito e l’abisso che c’è sotto.
Con le ali chiuse. Sopra al fiume che scorre.
L’ho liberato dal ferro e riposto sull’erba, poco distante. E poi una benedizione silenziosa.
Assomigliava alla stessa che, negli anni, ho mandato a tutto ciò che è stato.
A tutte le relazioni che sono finite, alle persone che ho ospitato nelle stanze del cuore.
Ma non ti hanno fatto male?
Beh, si, le hanno messe a soqquadro, magari non loro, ma ho provato un male cane.
Però quanta presenza dentro quel casino, quanta nuova luce, dentro quel buio.
Quanta Vita, nella morte.
Oggi, da una sponda, guardo tutto ciò che ho liberato nel tempo.
E, immaginando quel piccolo volare in altra forma, in altri spazi… lo ringrazio… e riprendo fiduciosa il cammino.
Martina Crepaldi