CHIUDO la porta dello studio… INC…… giustamente INC***.

Stamattina è entrato un ragazzo di circa vent’anni che stava… bruciando. Lo chiamerò Andrea per privacy e per proteggere il suo diritto al silenzio. Andrea non bruciava solo per l’acido che gli risaliva in gola ma per l’incendio che gli divampava nello stomaco dopo l’ennesima umiliazione vissuta in uno studio medico.
​Come naturopata, con il trascorrere degli anni, purtroppo o per fortuna fatico a tacere. Andrea ha trascorso gli ultimi mesi a cercare di “mandare giù” bocconi indigesti al lavoro, a deglutire un tradimento e, a cascata, una situazione familiare che gli rode il fegato.
Tutto il suo tratto gastrointestinale ha iniziato a urlare e a produrre fuoco.
​È andato da uno specialista (il terzo in 6 mesi!) ed ha trovato un muro di freddezza.
Dopo un’ora di attesa, la sentenza in otto minuti: “È gastrite, alla tua età capita. Prendi questo gastroprotettore. Niente alcol e niente fritti.
150 euro.”
​Praticamente gli ha tastato la carne, ignorando tutto il resto. Non ha visto gli occhi spaventati, non ha percepito la temperatura della rabbia sulle dita, non ha decifrato il pallore secco del viso. Ha trattato lo stomaco come un tubo intasato, dimenticando che quell’organo è il centro del sentire.
​E tutto questo fa pensare, perché so che la Medicina è un’altra cosa. Per fortuna esistono medici straordinari, quelli che sanno che il camice è una responsabilità e non una laurea incorniciata o, peggio, un piedistallo. Medici che ti guardano negli occhi prima di guardare le analisi, che ti toccano la spalla, che sanno percepire il rumore del tuo disagio. Medici che curano la persona e non solo il sintomo, perché sanno che dietro ogni dolore c’è una storia che merita di essere onorata. Vederla ignorata da una prassi meccanica e frettolosa fa male e non solo ad Andrea o a me, come terapeuta.
​​Caro Dottore, forse dopo ventiquattr’ore non ti ricordi già più di lui e della sua pancia gonfia. Non sai che quella PRESUNTA gastrite, se lo fosse, sarebbe un tentativo disperato dell’anima di “incendiare” ciò che la sta avvelenando. Dirai che l’Anima non è scientifica… vero? Ma ti assicuro che non c’è nulla di scientifico nello spegnere un allarme antincendio mentre la casa sta bruciando.
​Se un professionista non guarda te ma gli incartamenti, se non ti chiede “cosa c’è che non va nella tua vita?”, alzati e togli il disturbo. Non sei e non siamo macchine in riparazione. La guarigione non è un protocollo: è un atto d’amore, uno spazio d’ascolto
​E poi, caro Dottore, c’è un dettaglio che non hai colto, il più importante. Mentre staccavi la ricevuta senza guardarlo, non ti sei accorto che Andrea non era venuto da te SOLO per farsi curare lo stomaco.
Voleva vedere se esisteva ancora qualcuno, al terzo tentativo, per cui valesse la pena credere nella categoria. Si era dato una possibilità!
E tu? Che fai?
Lasci che un ragazzo di vent’anni torni a casa con un sapore in bocca ancora più acido. Più amaro.
Che, dopo questa… ha tutte le ragioni per esserlo.

Martina Crepaldi

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