I BANCHETTI DEL POTERE: ogni tempo ha una propria egregora

Nel mio cortile ho posizionato i nuovi cassonetti; ci metto la plastica, il vetro, l’umido. E sono indecisa, contemplando l’oltre, se riporre la cronaca di questi giorni nel bidone del secco o tenerla dentro il mio cervello e di conseguenza nella pancia. Mi sono chiesta infine se valga davvero la pena discuterne. Così ho deciso di scriverne, ma da un’altra prospettiva. Perché mentre ci distraggono con i commi dell’ultima Agenda (ben delineata nel Piano Kalergi) TG e Social celebrano un rito millenario di predazione energetica. Siamo quasi in primavera e anziché percepire nell’aria l’odore delle gemme, sentiamo l’olezzo metallico della paura. Vogliono la nostra angoscia, la mungono attraverso le immagini dei bombardamenti, degli attacchi, dove l’incertezza di essere noi nel prossimo mirino, nutre vecchie egregore di potere, la estraggono dalle CRISI dove l’uomo diventa cupo dimenticando la propria luce interiore.
Ma il punto più atroce, quello che fa tremare le viscere, è l’attacco frontale all’innocenza. La FAMIGLIA NEL BOSCO non l’hanno demolita per un errore burocratico, ma per lanciare un evidente segnale all’inconscio collettivo. Hanno strappato quei figli come si sradica un fiore di campo da un giardino di rose OGM, perché chi sceglie la NATURA e l’autosufficienza è un virus letale per l’Agenda del controllo. Altro che Covid.
E l’ombra di EPSTEIN, abominio che già si conosceva, non è che la punta di un iceberg di fango, un sistema di vampirismo emotivo dove il terrore dei piccoli diventa l’alimento preferito dei sedicenti “Grandi”.
Ogni tempo ha una propria egregora: un mostro invisibile che si nutre della tua indignazione e della tua (e della mia) impotenza.
Se odi, li nutri.
Se tremi, li sfami.

L’eresia suprema oggi non è urlare nelle piazze, ma smettere di essere cibo; l’Eretico consapevole è un Carbonaro dello spirito che protegge il proprio fuoco nel silenzio, che crea radici dove la piramide vuole cemento e riflette la malvagità senza assorbirne una goccia! Ma ogni grande gioco, come tutti i giochi, arriva alla fase finale, dove le onde del Caos sembrano montare ancor più feroci. Oggi credo che l’unica via d’uscita sia la disconnessione dalle fameliche bocche, comprendendo che la gabbia nella quale ci sentiamo rinchiusi ha la porta spalancata e che solo la nostra paura, il nostro sentirci “vittime”, ci tiene ancora dentro. Ma noi siamo figli di quelle favole che non si sono fatte mangiare dal lupo, che per Amore hanno sforato la mezzanotte, che per Amore hanno affrontato il bosco, la strega, il drago, siamo quelli che hanno deciso di surfare sull’orrore con la grazia di chi sa di essere eterno.

E sappiamo anche che il banchetto finirà quando tutti – finalmente – ci saremo alzati dal loro tavolo imbandito.

Martina Crepaldi

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